venerdì 12 luglio 2013

Sonetto dell'innocente vilipeso

Nel blog Vibrisse, Giulio Mozzi ha scritto un sonetto (che si trova qui) in cui racconta di un'indebita appropriazione di biglie; il tutto partendo da un verso di Cavalcanti. 
Ho immaginato una possibile risposta, basata su versi danteschi.

***

Tanto gentile e tanto onesta pare
la tua sortita in merito alle biglie
che chi l'ascolta si fa meraviglie
e pensa ch'io sia nato per truffare.

Ma, Guido: a chi la stiamo a raccontare?
Ché tu le desti a Lapo le tue biglie
e lui se n'è riempito le bottiglie...
e adesso a me le vieni a reclamare?

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
mostrassimo ciascun le biglie nostre:
mostrate 'l vostro, ch'io vi mostro 'l mio!

Che a furia di sentir le bugie vostre
sento alle mani un tal formicolio...
E insomma: a me mi girano... le giostre!!

(Comunque, a ben guardare,
le biglie che prestasti erano rosse
e tali io ne ho due, ma son più grosse!)




lunedì 8 luglio 2013

Una madre

No, guarda, se rinasco... e chi mi tiene?
Faccio la cosa, lì... come si chiama?
... la escort!! Che non è proprio puttana:
scopa chi vuole e i soldi se li tiene!

Mio marito e mio figlio stanno bene!
Non fanno un cazzo tutta settimana,
tanto lavoro io e gli do' la grana...!
Ma adesso basta, ne ho le palle piene!!

Ma quello non è lui, laggiù in piazzetta...?
MAICOOOL... BELLO DI MAMMA, VIENI QUA...
... e dagli a mamma tua una sigaretta!

Che dici? Le hai finite? E che ci fa?
Ti bastano cinquanta?... però, aspetta:
tornami il resto, che lo do' a papà.



sabato 6 luglio 2013

Tipi umani, 39

Io nel tuo desiderio mi consumo
e intanto tu mi fai diventar matto,
ché t'accompagni ad ogni mentecatto
e a me di corda lasci un sol calumo.

Come uno straccio intinto nell'impiumo
d'ogni tua cattiveria il cuor m'imbratto,
ma alle tue spine ormai sono assuefatto
come un gatto selvatico in un dumo

e di queste tue offese, più ne assumo
e più di averne cresce in me la voglia,
e in un lento piacere il duolo sfumo

mentre in ginocchio, nudo sulla soglia
come sconfitto giocator di sumo,
osservo la sua mano che ti spoglia.

E si scioglie quel grumo,
e mentre tremo al pari d'una foglia
sento dentro il piacere che gorgoglia.

***

Questo sonetto è la mia risposta a una delle sfide proposte da Giulio Mozzi sul suo blog, nello specifico quella che si trova nei commenti a questo post (il mio sonetto invece si trova qui).

I termini della sfida erano i seguenti:
1) creare un sonetto che appartenesse ai "tipi umani", cioè un sonetto in cui l'autore fa parlare un personaggio riconducibile a una precisa categoria umana (nel caso del mio sonetto, a parlare è un voyeur masochista);
2) che il sonetto fosse "caudato", ovvero dotato dei tre versi aggiuntivi (un settenario e due endecasillabi) che ne costituiscono la coda;
3) che il sonetto contenesse le seguenti rime:
  - calumo: lunghezza di catena o di cavo filato fuoribordo, quantità di gomena (termine marinaresco);
  - dumo: roveto;
  - impiumo: primo bagno colorante dato ai filati o ai tessuti come fondo per la tintura definitiva;
  - sfumo: voce del verbo sfumare;
  - sumo: sport orientale per atleti ciccioni.

C'era in palio una bambolina.

















mercoledì 26 giugno 2013

Madrigale della porta

Se ora tu bussassi alla mia porta
togliendoti gli occhiali,
e s'io togliessi i miei, che sono uguali,

e poi tu entrassi dentro la mia casa
col tuo passo discreto,
inciampando però contro il tappeto,

e s'io a mia volta t'inciampassi addosso...
t'abbraccerei. Ché adesso, ahimè, non posso. 

***

Questo madrigale, parodia di un'opera di Patrizia Cavalli, è il mio contributo al gioco proposto da Giulio Mozzi sul blog Vibrisse.



 


















giovedì 9 maggio 2013

"Ospiti illustri" n° 12: Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro, da Pianissimo, 1914, 1961
A MIO PADRE

***

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch'era il tu di prima.

Padre se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.






mercoledì 1 maggio 2013

Spoon River # 4. Marino, Gianni e Pietro (tre operai)

(Marino)
«Avevo il mio lavoro, ed ero fiero
della mia vita e della mia famiglia:
mi riempivo il cuore di mia moglie,
mi illuminavo gli occhi di mia figlia,
e ritornare a casa era un piacere
dopo le lunghe ore nel cantiere.»

     (Gianni)
     «Io stavo con mia madre, e adesso è sola.
     Da quel giorno non dice una parola.»

(Pietro)
«Quel giorno, lo confesso, ebbi paura
di salire su quell'impalcatura.
Pensai a Maria e mi dissi "se non torno
si farà avanti certo il macellaio
e lei farebbe bene ad accettarlo".
Di questo ebbi paura:
non della mia, ma della sua sventura.»

     (Gianni)
     «Trascorre il tempo in casa, senza amici,
     lucidando i ricordi e le cornici.»

(Marino) 
«Mia moglie è stata brava:
ha fatto sacrifici e l'ha allevata
come io meglio non avrei saputo.
Ieri mi ha detto che si è laureata!
Avrei voluto dirle per davvero
che non ho smesso mai di essere fiero!»

     (Gianni)
     «Ma viene tutti i giorni, e porta un fiore
     per non farmi vedere il suo dolore.»

(Pietro)
«Pensai di non salire,
di dire che non mi sentivo bene
e di tornare a casa ad abbracciarla...
ma fu solo un momento:
mi liberai di quel presentimento
e dissi alla mia squadra di salire,
e ci salii io stesso.
Stavo d'avanti, e loro due dappresso.»

     (Gianni)
     «Ieri mi ha regalato le mimose
     e mi ha detto parole silenziose.»

(Marino) 
«Ma io, finché ho vissuto,
non ho avuto paura del domani:
un cantiere per me c'è sempre stato
per guadagnarmi il pane con le mani...
ma mia figlia domani che farà?
Senza lavoro non c'è dignità!»

     (Gianni)
     «Mi ha detto sorridendo solo questo:
     "bambino mio, ci abbracceremo presto".»

(Pietro)
«Lei poi non l'ha voluto il macellaio.
Ha lasciato il paese, se n'è andata
e so che in qualche modo ce l'ha fatta,
so che ha sofferto, ma si è sistemata.
Me lo ha detto lei stessa: quando torna
non scorda mai di darmi il suo saluto.
Ma poi mi lascia, ed io rimango solo
e penso a tutto quello che ho perduto.»




martedì 30 aprile 2013

Ragazza con il nome di una mela

Ragazza con il nome di una mela
che te ne infischi della mia vecchiaia
e come una farfalla cavolaia
mi giri attorno senza cautela

incuriosita da una ragnatela
che pur avendo strappi a centinaia
se ti avvicini troppo poi t'inguaia...
o come una falena alla candela...

se ieri sera infine non ti ho chiesto
di salire da me malgrado l'ora
non è soltanto perché sono onesto,

ché potrei farne a meno per un'ora.
E' che c'è troppa frutta nel mio cesto:
c'è già una mela, e un'altra... ed altro ancora.


martedì 9 aprile 2013

"Ospiti illustri" n° 11: Rino Gaetano

Rino Gaetano, da Aida, 1977
ESCLUSO IL CANE

***

Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
tutti gli altri son cattivi
pressoché poco disponibili
miscredenti e ortodossi
di aforismi perduti nel nulla

Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
se togli il cane
escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c'è un cannone
e un elisir di riflessione

E tu non torni qui da me
perché non torni più da me

Chi mi dice ti amo
chi mi dice ti amo
ma togli il cane
escluso il cane
paranoia e dispersione
inerzia grigia e films d'azione
allestite anche le unioni
dalle ditte di canzoni

E tu non torni qui da me
perché non torni qui da me


















mercoledì 3 aprile 2013

Italiani

Ci può salvare ormai solo un miracolo,
ma grosso, come ancora non s'è visto,
che lo può fare solo Gesù Cristo
o uno che frequenta il tabernacolo!

Che pure a Giorgio gli hanno fatto ostacolo,
sinistra, destra, centro e gruppo misto
e pure i nuovi (sai che bell'acquisto!)
ci si son messi, e questo è lo spettacolo:

di Mario non rimangono che i cocci,
Silvio è sparito con il suo postribolo,
Pierluigi si è perso nei suoi approcci...

Chi ci solleverà da questo tribolo?
Non certo Beppe con i suoi fantocci!
Non resta che Francesco. Col turibolo.


martedì 26 marzo 2013

La resa

Quando tu dormi, spesso io ti guardo
e colgo nel tuo sonno,
nella lentezza piana dei respiri,
nelle palpebre scure di stanchezza,
nelle labbra socchiuse
protese come il broncio di un bambino,
nella tua gola tesa
che pulsa sotto i colpi del tuo cuore,
una bellezza strana ed assoluta,
un'innocenza limpida e indifesa,
dolce come la resa
che si deve all'amore.
Questa parte di te non ti appartiene
e invece è mio il calore dei respiri,
il tuo candore, ogni tuo lineamento.
Finché non mi addormento.