Nascosto in un chicco di grano
racchiuso in un palmo di mano
si muove il motore del mondo,
silente, ostinato, fecondo.
Ci trovo in quel chicco di grano
che ancora mi sta nella mano
il come ed il quando... ma ahimè
non riesco a trovare il perché!
Quel piccolo chicco di grano
mi scivola via dalla mano
e porta con sé per intero
quell'ultimo eterno mistero.
domenica 11 settembre 2016
mercoledì 31 agosto 2016
Profumi
C'è un borgo quasi in cima a una collina
di quattro o cinque o sei o sette case,
belle come parole d'una frase
detta con voce limpida e argentina.
In fondo a tutte, la più piccolina
ha un profumo di menta e d'erbe rase
e d'uva e fieno e nespole e cerase
e sole e vento e pioggia e neve e brina.
C'è una finestra quasi in cima al tetto
che ogni stagione cambia paesaggio:
in quella stanza metteremo il letto,
ed ogni sera, al termine del viaggio,
come cuscino troverò il tuo petto
che profuma di marzo e aprile e maggio.
di quattro o cinque o sei o sette case,
belle come parole d'una frase
detta con voce limpida e argentina.
In fondo a tutte, la più piccolina
ha un profumo di menta e d'erbe rase
e d'uva e fieno e nespole e cerase
e sole e vento e pioggia e neve e brina.
C'è una finestra quasi in cima al tetto
che ogni stagione cambia paesaggio:
in quella stanza metteremo il letto,
ed ogni sera, al termine del viaggio,
come cuscino troverò il tuo petto
che profuma di marzo e aprile e maggio.
giovedì 4 agosto 2016
Spoon River # 8. Clorinda (una guerriera)
Nel blog Vibrisse, Giulio Mozzi ha proposto un gioco letterario intitolato "Lettere delle eroine". Si tratta di immaginare una lettera, in versi o in prosa, che l'eroina di un romanzo (o di un poema, di un racconto, ecc.) scrive al suo partner.
Ho partecipato proponendo la lettera che Clorinda, eroina della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, scrive al suo spasimante Tancredi.
La Clorinda della Gerusalemme è un personaggio per certi versi misterioso, che non dice molto di sé; per questo mi è sembrato opportuno darle la parola. Clorinda si mostra così come una donna fiera delle sue singolarità, combattiva, indipendente, ribelle; ma nel contempo fragile, e in definitiva vittima di un destino già scritto (una sorte che condivide, se non con tutti gli esseri umani, almeno con tutti i personaggi letterari, inevitabilmente soggetti alla volontà del loro Creatore).
La vicenda di Clorinda, da lei stessa raccontata dopo la morte, si presta a essere inserita nella mia raccolta "spoon river", di cui costituisce l'ottavo episodio.
Maggiori informazioni sul personaggio di Clorinda si trovano qui.
I canti della Gerusalemme Liberata si trovano qui (la vicenda di Clorinda e Tancredi è raccontata prevalentemente nel canto III e nel canto XII).
***
O congiunzione d'astri, o scritto fato,
o volontà di nume, o forse nulla:
non so chi fu a decidere il mio stato,
cuore virile in corpo di fanciulla.
Pure, se tal motore mi fu dato,
mi fe' diversa già fin dalla culla:
figlia di pelle bianca e madre nera,
ebbi per balia una selvaggia fiera.
Ho partecipato proponendo la lettera che Clorinda, eroina della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, scrive al suo spasimante Tancredi.
La Clorinda della Gerusalemme è un personaggio per certi versi misterioso, che non dice molto di sé; per questo mi è sembrato opportuno darle la parola. Clorinda si mostra così come una donna fiera delle sue singolarità, combattiva, indipendente, ribelle; ma nel contempo fragile, e in definitiva vittima di un destino già scritto (una sorte che condivide, se non con tutti gli esseri umani, almeno con tutti i personaggi letterari, inevitabilmente soggetti alla volontà del loro Creatore).
La vicenda di Clorinda, da lei stessa raccontata dopo la morte, si presta a essere inserita nella mia raccolta "spoon river", di cui costituisce l'ottavo episodio.
Maggiori informazioni sul personaggio di Clorinda si trovano qui.
I canti della Gerusalemme Liberata si trovano qui (la vicenda di Clorinda e Tancredi è raccontata prevalentemente nel canto III e nel canto XII).
***
O congiunzione d'astri, o scritto fato,
o volontà di nume, o forse nulla:
non so chi fu a decidere il mio stato,
cuore virile in corpo di fanciulla.
Pure, se tal motore mi fu dato,
mi fe' diversa già fin dalla culla:
figlia di pelle bianca e madre nera,
ebbi per balia una selvaggia fiera.
sabato 2 luglio 2016
Te l'ho detto stasera
Te lo volevo dire già da tempo,
ma i sentieri del cuore sono strani:
un sospiro, un indugio, un contrattempo...
«glielo dirò, glielo dirò domani».
La nostra vita passa nel frattempo,
come sabbia che scorre tra le mani:
càpita ch'io mi svegli nottetempo
senza stupirmi più d'esser lontani.
Te l'ho detto stasera, finalmente,
e se hai capito, io non l'ho capito.
Ma non è questo il punto, onestamente.
Bastava solo dirlo, ed è servito.
Come un sonetto, che non serve a niente
già due minuti dopo averlo udito.
ma i sentieri del cuore sono strani:
un sospiro, un indugio, un contrattempo...
«glielo dirò, glielo dirò domani».
La nostra vita passa nel frattempo,
come sabbia che scorre tra le mani:
càpita ch'io mi svegli nottetempo
senza stupirmi più d'esser lontani.
Te l'ho detto stasera, finalmente,
e se hai capito, io non l'ho capito.
Ma non è questo il punto, onestamente.
Bastava solo dirlo, ed è servito.
Come un sonetto, che non serve a niente
già due minuti dopo averlo udito.
lunedì 27 giugno 2016
Ospiti illustri n° 31: Aldo Palazzeschi
Aldo Palazzeschi, da L'incendiario, 1913
I FIORI
***
Non so perché quella sera,
fossero i troppi profumi del banchetto...
irrequietezza della primavera...
un'indefinita pesantezza
mi gravava sul petto,
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
ero stanco, avvilito, di malumore.
Non so perché, io non avea mangiato,
e pure sentendomi sazio come un re
digiuno ero come un mendico,
chi sa perché?
Non avevo preso parte
alle allegre risate,
ai parlar consueti
degli amici gai o lieti,
tutto m'era sembrato sconcio,
tutto m'era parso osceno,
non per un senso vano di moralità,
che in me non c'è,
e nessuno s'era curato di me,
chi sa...
O la sconcezza era in me...
o c'era l'ultimo avanzo della purità.
M'era, chi sa perché,
sembrata quella sera
terribilmente pesa
la gamba
che la buona vicina di destra
teneva sulla mia
fino dalla minestra.
E in fondo...
non era che una vecchia usanza,
vecchia quanto il mondo.
La vicina di sinistra,
chi sa perché,
non mi aveva assestato che un colpetto
alla fine del pranzo, al caffè;
e ficcatomi in bocca mezzo confetto
s'era voltata in là,
quasi volendo dire:
"ah!, ci sei anche te".
I FIORI
***
Non so perché quella sera,
fossero i troppi profumi del banchetto...
irrequietezza della primavera...
un'indefinita pesantezza
mi gravava sul petto,
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
ero stanco, avvilito, di malumore.
Non so perché, io non avea mangiato,
e pure sentendomi sazio come un re
digiuno ero come un mendico,
chi sa perché?
Non avevo preso parte
alle allegre risate,
ai parlar consueti
degli amici gai o lieti,
tutto m'era sembrato sconcio,
tutto m'era parso osceno,
non per un senso vano di moralità,
che in me non c'è,
e nessuno s'era curato di me,
chi sa...
O la sconcezza era in me...
o c'era l'ultimo avanzo della purità.
M'era, chi sa perché,
sembrata quella sera
terribilmente pesa
la gamba
che la buona vicina di destra
teneva sulla mia
fino dalla minestra.
E in fondo...
non era che una vecchia usanza,
vecchia quanto il mondo.
La vicina di sinistra,
chi sa perché,
non mi aveva assestato che un colpetto
alla fine del pranzo, al caffè;
e ficcatomi in bocca mezzo confetto
s'era voltata in là,
quasi volendo dire:
"ah!, ci sei anche te".
lunedì 13 giugno 2016
Orlando
Era la mia famiglia
erano i miei fratelli
quel sangue era il mio sangue
io sono come quelli
frocio, schifoso, merda
questi sono i miei nomi
me li faccio bastare
me li terrò per buoni
non ho più voglia di sentire voci
non ho più voglia di aspettare un quando
la pioggia è ancora sporca
oggi mi chiamo Orlando.
erano i miei fratelli
quel sangue era il mio sangue
io sono come quelli
frocio, schifoso, merda
questi sono i miei nomi
me li faccio bastare
me li terrò per buoni
non ho più voglia di sentire voci
non ho più voglia di aspettare un quando
la pioggia è ancora sporca
oggi mi chiamo Orlando.
lunedì 6 giugno 2016
Perle di pioggia
T'ho atteso come l'acqua
quando la terra è secca.
Avrei voluto forte un temporale,
un turbine improvviso
che scavasse nel fango dei miei sogni...
Sei arrivato lieve,
fresco come una pioggia mattutina,
quando tutto è diverso e tutto è uguale.
Sono intriso di te fino da allora:
perle di pioggia sui miei fili d'erba
brillano sotto il sole dei tuoi occhi.
quando la terra è secca.
Avrei voluto forte un temporale,
un turbine improvviso
che scavasse nel fango dei miei sogni...
Sei arrivato lieve,
fresco come una pioggia mattutina,
quando tutto è diverso e tutto è uguale.
Sono intriso di te fino da allora:
perle di pioggia sui miei fili d'erba
brillano sotto il sole dei tuoi occhi.
sabato 4 giugno 2016
Ospiti illustri n° 30: Eugenio Montale
Eugenio Montale, da Ossi di seppia, 1925
MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO
***
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO
***
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
lunedì 30 maggio 2016
E' Amor, quei che gli amanti l'incatena
Ancora il gioco poetico della risposta per le rime (dopo Metastasio, Dante Alighieri e Giosuè Carducci).
Il gioco consiste nel dare una risposta a un componimento poetico famoso, utilizzando la stessa forma e le stesse rime dell'originale (e magari, come in questo caso, lo stesso stile).
Oggi è il turno di Michelangelo Buonarroti e dei versi da lui dedicati a Tommaso de' Cavalieri (che ho già pubblicato qui ma che riporto anche di seguito). Nella risposta, Tommaso corrisponde al sentimento di Michelangelo (così come, forse, faceva in vita).
Il gioco consiste nel dare una risposta a un componimento poetico famoso, utilizzando la stessa forma e le stesse rime dell'originale (e magari, come in questo caso, lo stesso stile).
Oggi è il turno di Michelangelo Buonarroti e dei versi da lui dedicati a Tommaso de' Cavalieri (che ho già pubblicato qui ma che riporto anche di seguito). Nella risposta, Tommaso corrisponde al sentimento di Michelangelo (così come, forse, faceva in vita).
sabato 28 maggio 2016
Risposta al Pianto antico
Ho già proposto il gioco poetico della risposta per le rime con Metastasio e con Dante Alighieri. Si tratta di dare una risposta a un componimento poetico famoso, utilizzando la stessa forma e le stesse rime dell'originale.
Oggi è il turno di Giosuè Carducci e della famosissima poesia "Pianto antico", che l'autore dedica al figlioletto Dante, morto prematuramente. Ho immaginato la risposta del bimbo, che torna come una presenza leggera a consolare il padre.
Oggi è il turno di Giosuè Carducci e della famosissima poesia "Pianto antico", che l'autore dedica al figlioletto Dante, morto prematuramente. Ho immaginato la risposta del bimbo, che torna come una presenza leggera a consolare il padre.
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